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6 luglio 2012 5 06 /07 /luglio /2012 08:39

2307210441_35285c663e.jpgDopo la legatura del cordone ombelicale il sangue del neonato non si ossigena più passando attraverso la placenta, bensì passando attraverso i polmoni che, col primo atto respiratorio, hanno iniziato a funzionare riempendosi d'aria ricca di ossigeno. La distensione del tessuto polmonare richiama più sangue nei vasi polmonari a livello dei quali avviene anche una riduzione di pressione. Questo fatto comporta nel cuore la chiusura del foro ovale, un'apertura che nel cuore del feto, mette in comunicazione l'atrio destro con l'atrio sinistro; questo fatto, unito alla chiusura di un altro segmento vascolare peculiare del feto il dotto arterioso di Botallo, fa si che il sangue arterioso e il sangue venoso nel soggetto ormai nato non si mescolino mai poichè si trovano a scorrere in due sistemi vascolari nettamente separati. La circolazione cosiddetta "fetale" si trasforma così in circolazione di tipo "adulto"; quando ciò avviene, per la presenza ad esempio di malformazioni cardiache, il bambino non prende un bel colore roseo, ma rimane tendenzialmente cianotico. Il cuore, rispetto all'adulto, è collocato in posizione più orizzontale e appare grosso, relativamente alle piccole dimensioni del torace. La frequenza cardiaca è elevata e soggetta a notevoli variazioni, può arrivare a 160 battiti al minuto durante il pianto e scendere a 80-90 nel sonno; mentre il ritmo, spesso irregolare, è correlato al tipo di respiro.  Il persistere di una frequenza cardiaca elevata oppure troppo bassa deve essere sempre valutata con grande attenzione perchè potrebbe essere l'espressione di condizioni patologiche cardiache o sistematiche. 

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5 luglio 2012 4 05 /07 /luglio /2012 22:55

2080895678_d1f3bd1dea.jpgDa una gravidanza interrotta prima della 37esima settimana nasce un neonato pretermine o prematuro, le cui caratteristiche saranno molto differenti a seconda del grado di maturità raggiunto, strettamente correlato, a sua volta all'età gestazionale raggiunta. Esiste infatti una grande differenza tra i nati tra la 37esima e la 32esima settimana considerati prematuri moderati e i nati al disotto della 32esima settimana considerati prematuri gravi. L'interruzione precoce della gravidanza può dipendere da moltissimi fattori, spesso legati a problemi materni quali: l'età (inferiore a 16 o superiore a 40), le infezioni, le malformazioni uterine, la tossiemia gravidica, le cattive condizioni socio-economiche o d'assistenza ostetrico-ginecologica, la tossicodipendenza oppure ad anomalie delle strutture feto-placentari. PIù di rado intervengono motivi fetali, come ad esempio le gemellarità. Circa l'8% dei bambini nasce prematuramente, sarebbe quindi auspicabile che ogni parto prematuro potesse avvenire in un centro ostetrico cui sia affiancato un centro qualificato in patologia intensiva neonatale, poichè mai come in questa circostanza è indispensabile che le prime cure al neonato siano praticate nel modo più urgente e corretto possibile. La nascita precoce coglie impreparato il feto i cui organi possono non essere ancora pronti per una vita autonoma; l'inadeguatezza d'alcune princpali funzioni vitali può talvolta mettere in serio pericolo la vita del bambino, soprattutto se nato prima della 32esima settimana. 

 

ALIMENTAZIONE

 

Per un neonato pretermine una nutrizione ottimale è condizione determinante sia per la prognosi immediata e sia per lo sviluppo generale e neurologico. Basse riserve energetiche, maggior fabbisogno di glucidico e lipidico, riflessi di suzione e deglutizione spesso inadeguati, ridotta capacità gastrica, minore attività peristaltica intestinale, patologie concomitanti, condizionano e rendono complessa l'alimentaazione di questi neonati. Le modalità dell'apporto nutritivo devono essere adattate al peso, all'età gestazionale ed alle condizioni cliniche del neonato.

 

FUTURO DELL'EX PRETERMINE

 

Le prospettive del neonato, ex pretermine, riguardo alla qualità della sua vita futura sono inevitabilmente condizionate da grado di prematurità e dal modo in cui sono trascorsi i primi mesi di vita. Questi bambini devono essere attentamente controllati sino all'età scolare, in quanto nei primi due anni si possono individuare handicap maggiori, mentre possono sfuggire deficit a comparsa tardiva non meno importanti. L'accrescimento di peso e in statura non desta di solito grosse preoccupazioni, avviene lentamente, ma entro un anno il deficit iniziale rispetto al nato a termine viene recuperato.

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5 luglio 2012 4 05 /07 /luglio /2012 22:16

774613389_633d0a9f1c.jpgIl primo e più importante atto che dà l'avvio alla vita extrauterina è l'inizio della respirazione, dovuto a stimolazioni del centro del respiro da parte di stimoli chimici, termici e tattili. L'impulso, partito dai centri nervosi stimolati, fa compiere al neonato la prima profonda inspirazione. Il torace, dopo la compressione subita nel passaggio attraverso il canale vaginale, peraltro servita a spremere e a liberare le vie aeree dai residui di liquido alveolare, si espande e l'aria inspirata riempe e gonfia i polmoni; il surfactante, sostanza ad azione tensioattiva presente negli alveoli polmonari, li mantiene distesi e consente il verificarsi degli scambi d'ossigeno e d'anidride carbonica fra l'aria inspirata e il sangue che scorre nei capillari che tappezzano le pareti alveolari; il bambino a questo punto respira. Il primo respiro avviene di solito entro trenta secondi (massimo 60) dalla nascita e si accompagna al pianto, per qualche ora il ritmo respiratorio è irregolare e la frequenza può variare dai trenta ai sessanta atti al minuto; brevissimi periodi di apnea si alternano a momenti di respiro frequente e a profonde ispirazioni. La frequenza respiratoria si stabilizza poi a 30-50 atti al minuto, tuttavia, nel corso delle prime settimane persiste una certa aritmia; bastano infatti stimoli banali quali il tocco alla culla o un brusco cambiamento di posizione per alterare il ritmo normale de respiro. Il movimento della gabbia toracica avviene prevalentemente per la contrazione del diaframma e con l'ausilio dei muscoli addominali; poco efficace è infatti la contrazione dei muscoli respiratori toracici ancora troppo piccoli e deboli.  

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5 luglio 2012 4 05 /07 /luglio /2012 15:44

2699419340_9977715d65.jpgIl bambino appena espulso è ancora collegato alla placenta attraverso le arterie e la vena ombelicale che costituiscono un sistema di vasi cominicanti. Per un certo tempo si ha ancora la pulsazione trasmessa dalla placenta in direzione del bambino, terminata la quale il cordone deve essere pinzato (generalmente questo avviente nel giro di 30 - 60 secondi). Entro pochi secondi, indotti dagli stimoli tattili e dalla temperatura esterna più bassa, si compiono i primi atti respiratori accompagnati, di solito, dal primo vagito. Qualora sia necessario in questo momento può essere eseguita la detersione delle narici e del cavo orale aspirando mediante un aspiramuco di plastica soffice, i residui di muco, sangue e di liquido amniotico aspirati durante il parto. Il neonato in buone condizioni viene posto sul ventre della madre, pelle a pelle, in modo che prosegua il suo contatto con la mamma anche al di fuori dell'utero, che venga riscaldato e che possa iniziare ad attaccarsi al seno. Il piccolo è quindi affidato alla puericultrice per il peso e le prime cure: un delicato bagno di pulizia nell'acqua a 37 gradi per asportare i residui di sangue e muco rimasti sulla cute avendo però cura di rispettare il più possibile la vernice caseosa ancora eventualmente presente sul corpo; la medicazione con garze sterili del moncone precedentemente  serrato in una piccola molletta di plastica; la profilassi, con collirio o pomata antibiotica instillati negli occhi, contro eventuali congiuntiviti contratte durante il parto nel caso in cui la mamma fosse stata affetta da qualche infezione ginecologica; la somministrazione di vitamina K, in gocce o per via intramuscolare, per prevenire possibili manifestazioni emorragiche. Il pediatra, con un accurato esame obiettivo, ricontrollerà le funzioni vitali e valuterà l'integrità fisica del bambino esaminando occhi, naso, orecchie, la forma e le dimensioni della testa, la parvietà degli orifizi, bocca e ano, la conformazione dei genitali esterni, la forma e la simmetria degli arti. Finalmente vestito e contrassegnato da una fascetta di identificazione posta al polso su cui ci sono scritti cognome, nome della madre e data di nascita; il piccolo è pronto per iniziare la sua prima giornata di vita sociale. Quest'iniziale fase della vita, definita periodo perinatale, riveste una straordinaria importanza poichè è il momento in cui ogni essere vivente corre il maggior numero di rischi connessi prima all'evento nascita e poi al compimento dei processi di adattamento alla vita autonoma in un ambiente non ancora perfettamente congeniale e carico di insidie a lui sconosciute.

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5 luglio 2012 4 05 /07 /luglio /2012 15:31

3750663856_c6e93aff01.jpgIl capo del neonato a causa del passaggio nel canale del parto e delle sollecitazione pressorie ricevute dalla testa fetale, presenta spesso alla nascita una tumefazione della zona parieto-occipitale, di consistenza molle eda a limiti sfumati, spesso ecchimotica. Il tumore da parto si risolve spontaneamente entro pochi giorni e non deve essere confuso assolutamente con il cefalo-ematoma.

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5 luglio 2012 4 05 /07 /luglio /2012 14:58

195506461_6874c0e51a.jpgIl neonato a termine ha un peso che oscilla tra i 2500 e i 4500 grammi ed è influenzato, oltre che da fattori costituzionale e razziali, dalle condizioni di nutrizione della madre e della durata della gravidanza. La statura, compresa tra i 46 e i 56 centimetri, è mediamente superiore nei soggetti di sesso maschile. Il cranio, le cui ossa non ancora saldate consentono di apprezzare al tatto le linee di statura e le parti fibrose dette "fontanelle", è particolarmente voluminoso e spesso deformato o molto allungato per la presenza del "tumore del parto". I capelli, nella magior parte dei casi cortissimi, sono in ogni caso destinati a cadere per lasciar posto a quelli che formeranno la capigliatura permanente. I lineamenti del volto del neonato possono apparire schiacciati o tumefatti; il collo e gli altri arti sono tozzi; il torace cilindrico e l'addome molto voluminoso e tondeggiante. La cute al momento della nascita è ricoperta dalla vernice caseosa, una sostanza grassa, traslucida, di colore biancastro, che durante la vita intrauterina serve ad impedirne la macerazione da parte del liquido amniotico. La vernice caseosa rimasta sulla cute dopo il primo bagnetto scompare completamente nelle ore successive e lascia scoperta la pelle, delicatissima e vellutata, di colorito rosso acceso ricoperta da una fine lanugine che sparirà spontaneamente entro la prima settimana. Frequentemente sulle palpebre, sulla fronte e sulla nuca si notano chiazze di colore rosso intenso, che si scuriscono ulteriormente durante il pianto, dovute a dilatazione dei vasi cutanei superficiali dette "segni della cicogna"; col passare dei mesi scompaiono spontaneamente senza lasciare alcuna traccia. Gli occhi sono di un indefinibile colore blu-grigio destinato a mutare nella maggior parte dei casi. Al livello della congiuntiva e delle sclere sono presenti alcune volte, specie se il parto è stato difficile, piccole emorragie che si riassorbono rapidamente e non compromettono la funzione visiva. Il neonato non riesce a mettere a fuoco perfettamente le immagini ma reagisce, strizzando le palpebre, allo stimolo di una luce violenta e seue con gli occhi gli spostamenti di un oggetto grosso e vicino. Le gambe, lievemente arcuate, si lasciano divaricare con facilità e non offrono alcuna resistenza se si cerca di ruotarle verso l'esterno. Le mani sono strette a pugno e le dita si serrano fortemente intorno ad un oggetto o ad un dito posto sul palmo della manina.

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5 luglio 2012 4 05 /07 /luglio /2012 12:27

3338606884_fa4145b1ed.jpgLo svezzamento coincide col moneto in cui, nella vita del lattante, intervengono i primi tangibili cambiamenti delle abitudini non solo alimentari ma anche di comportamento. In pratica per svezzamento s'intende il passaggio da un'alimentazione esclusivamente a base di latte ad un'alimentazione mista in cui trovano posto i cereali, la carne, la frutta e la verdura. Il lattante deve essere alimentato solo con il latte possibilmente fino a quattro mesi o anche cinque se il latte è materno; in seguito è invece indispensabile variare l'alimentazione per adeguarsi alle nuove esigenze nutrizionali e psicologiche del bambino che cresce. Dal punto di vista nutrizionale vanno considerati due aspetti: 1) dopo il quinto o sensto mese il solo latte diventa carente soprattutto riguardo al contenuto proteico e all'apporto di ferro; 2) al tempo stesso (quinto mese circa) il lattante raggiunge una certa nmaturazione neurologica, quindi è in grado di tenere in bocca un boccone e di deglutire alimenti semisolidi, a livello intestinale la maturazione enzimatica consene la digestione degli amidi presenti nelle farine e delle proteine della carne; mentre la maturata capacità di sintesi degli acidi biliari consente una più completa digestione dei grassi. Sotto l'aspetto psicologico, lo svezzamento rappresenta un importante momento di crescita e una tappa maturativa fondamentale. Il bambino infatti, soprattutto se allattato al seno, alimentandosi in modo diverso inizia ad assumere una graduale autonomia nei confronti della madre e ad acquisire esperienze nuove nella sfera gustativa, particolarmente importante a questa età che i bambini iniziano a mettere tutto in bocca. Il periodo più appropiato per lo svezzamento si colloca tra il quarto e il sesto mese. S'inizia gradualmente sostituendo un pasto di latte (di solito quello di mezzogiorno) con una pappa di brodo vegetale cui si possono aggiungere altri alimenti: crema di riso, carne, olio d'oliva e parmigiano grattuggiato. Gli altri pasti (tre o quattro) continuano a essere a base di latte. Trascorso un mese anche la poppata della sera sarà sostituita da una pappa a base di brodo magro di carne cui si aggiunge il formaggino. Gli altri pasti ormai ridotti a due, continueranno ad essere a base di latte (non più materno). In uno degli intervalli dei pasti, di solito nel pomeriggio, è bene dare al bambino un po di frutta possibilmente fresca grattuggiata oppure omogenizzata; qualche cucchiaino di frutta può essere dato già dal terzo mese dopo il latte. E' importante che nel secondo semestre di vita, al bambino si continui a fornire almeno mezzo litro di latte al giorno, di solito tale dose va suddivisa tra la prima colazione e la merenda, per assicurargli un necessario apporto di calcio. Dopo l'introduzione nella dieta di carne e formaggio l'apporto proteico è largamente sufficiente, si può verificare un calo lieve del ferro e della vitamina D; in questo caso consultare il pediatra che stabilirà se è necessario un integratore. Fino alla completa uscita dei dentini (circa un anno e mezza) il bambino non è in grado di tritare masticando cibi grossi, per questo motivo i cibi vanno dati molto cotti e a piccoli pezzettini. Dopo il sesto o settimo mese è importante comunque iniziare a dare al bambino pezzettini di cibo. S'inizierà così a dare la carne tritata anzichè frullata, il prosciutto cotto tritato, qualche crosta di pane che servirà anche per un gradevole massaggio alle gengive. 

 

REGOLE PRATICHE PER LO SVEZZAMENTO

 

1) abituare e non imporre i nuovi alimenti;

2) utilizzare il cucchiaino;

3) proporre nuovi alimenti per 2-3 giorni e se non accettati proporli dopo una settimana;

4) gli alimenti contenenti glutine non devono essere introdotti prima del sesto mese;

5) il sale e lo zucchero non vanno aggiunti alle pappe almeno per il primo anno;

6) non somministrare cibi con conservanti;

7) mantenere l'apporto latteo almeno di 500 ml al giorno fino almeno all'anno di vita;

8) non fare molto uso di carne ( dose giornaliera: 20-30 gr svezzamento, 30-40 gr ad un anno, 50-60 gr a tre anni);

9) fare largo uso di frutta, verdura, legumi e cereali.

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5 luglio 2012 4 05 /07 /luglio /2012 11:18

2952047425_e4f42264dd.jpgPer preparare il biberon di latte è consigliabile seguire alcune norme d'indiscutibile utilità:

1) Utilizzare per la ricostituzione del latte l'acqua oligominerale, non gasata e a temperatura ambiente;

2) Usare esattamente la quantità d'acqua e di polvere prescritte;

3) Non bollire mai il latte ricostituito, nè quello già liquido, devono essere intiepiditi;

4) E' preferibile preparale il biberon ad ogni pasto, se è preparato in anticipo deve essere conservato in frigorifero fino al momento dell'uso;

5) Il latte avanzato dal bambino va buttato e non utilizzato per la poppata successiva:

6) Dopo ogni poppata il biberon e tutti gli oggetti che sono serviti per la preparazione del latte devono essere accuratamente lavati e sterilizzati.

Per la sterilizzazione si può ricorrere alla bollitura, dopo aver accuratamente lavato il materiale, oppure alle soluzioni disinfettanti.

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4 luglio 2012 3 04 /07 /luglio /2012 23:20

2701442059_d35a4065e7.jpgAccorgersi se il latte proprio non è più sufficiente a saziare il bambino nella maggior parte dei casi è facile: il seno è meno pieno e il bambino, dopo la poppata, strilla o succhia avidamente il dito o il ciuccio. Più difficile e invece valutare se il latte materno è ai limiti della sufficenza. In questi casi può essere utile osservare attentamente l'entità dell'evacuazione; generalmente, se allattato al seno, il bambino evacua 5 o 6 volte al giorno, se improvvisamente inizia a diventare stitico ( cioè non evacua per un giorno intero e alterna a giorni si e altri no) significa che il latte è ai limiti della sufficienza e che probabilmente andrà integrato con quello artificiale. In genere si inizia sostituendo la quarta poppata, e poi, piano piano in ordine la seconda, la terza, la quinta e la prima per ultima. Quando si inizia questo processo si arriva rapidamente allo svezzamento completo perchè il latte materno si esaurisce. Fermo restando che è sempre un bene per il bambino ricevere il latte materno più a lungo possibile, la mamma non deve farne un dramma se questo finisce presto. Allattare fino al quarto mese è comunque un traguardo importante.

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4 luglio 2012 3 04 /07 /luglio /2012 22:52

2205787961_17d31fda1f.jpgIl riflesso della suzione è il più importante tra i riflessi del bambino fin dalla nascita, perchè è legato alla possibilità di alimentazione e quindi della sopravvivenza e della crescita. Il succhiare gli provoca un senso di tranquillità, sicurezza e benessere. Per questo motivo non gli è sufficiente il breve periodo della poppata a placare il desiderio della suzione, vuole succhiare ancora. E a questo punto si pone il dilemma dei genitori: pollice o ciuccio? In realtà non esiste una scelta ottimale. Spesso è lo stesso bambino che decide autonomamente e, una volta che ha effettuato la sua scelta, è quasi impossibile fargli cambiare idea. A favore del pollice possiamo dire che è sempre a portata di mano, ma il ciuccio garantisce una migliore igiene (lavandolo e sterilizzandolo con cura). Entrambi poi non sembrano causare interferenze sul corretto sviluppo dei denti permanenti. Da uno studio effettuato dai dentisti di Boston, su bambini con l'abitudine di succhiarsi il pollice o il ciuccio e bambini che invece non hanno usato nessuno dei due, è emerso che non vi sono particolari differenza tra i due gruppi. Sembra infatti che la linea di chiusura interdentale venga modificata dalla spinta della lingua.

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