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Cesare Pavese, un grande scrittore italiano

Cesare Pavese è uno dei massimi scrittori della letteratura italiana del secondo dopoguerra. La vita dell’autore, riflessa nelle sue opere, è molto difficile da un punto di vista psicologico ed esistenziale. Le problematiche e il senso di disagio che connotano la sua realtà portano Pavese (nonostante il successo letterario) al suicidio.

Vita

Pavese, nasce nel 1908 in provincia di Cuneo, quando è ancora un bambino, perde il padre ed è educato solamente dalla madre, che gli impartisce dei metodi e delle regole severe. Dal rapporto difficile con la mamma, scaturiscono le problematiche dello scrittore e la paura della vita. Uno dei temi delle opere di Pavese è rappresentato dallo scontro città-campagna, a cui sono legate le fragilità psicologiche dell’autore. Dopo essersi laureato in lettere, Pavese scrive per la rivista “La Cultura” diventando anche direttore. Nel 1935 lo scrittore, per alcune lettere anti-regime (nei confronti del quale ha un’antipatia), è condannato al confino per 3 anni. Nel 1936, vi è il ritorno a Torino ed è un anno importante perché segna l’abbandono della poesia per la prosa. Dopo la fine della guerra e il periodo della lotta partigiana (cui Pavese non prende parte), s’iscrive al partito comunista, ma per via di alcuni articoli non è ben visto dagli altri “compagni”. Il disagio e l’insoddisfazione aumentano sempre di più e portano lo scrittore nell’agosto del 1950 al suicidio. La morte di Cesare Pavese lascia un enorme vuoto da un punto di vista umano e letterario.

Opere

Le opere di Cesare Pavese sono molteplici; nel periodo del confino scrive il romanzo “Il carcere”, che è pubblicato a cavallo tra il 1938 e il 1939 e tratta di problematiche esistenziali. Nel 1940 lavora all’opera “La bella estate”, che è pubblicata nel 1949 e affronta il tema del mito e specificatamente il passaggio da quello della festa a quello del sacrificio. “La spiaggia” è pubblicata nel 1942 e si occupa del rapporto contrastato tra uomo e donna, raffigurato tramite la crisi di una coppia. Nel 1947-1948, Pavese scrive il racconto “La casa in collina”, in cui è possibile intravedere le paure dell’autore e i sensi di colpa per non aver partecipato attivamente alla guerra partigiana. Altre opere dello scrittore sono i racconti “Feria d’agosto”, “I dialoghi con Leucò” e l’ultimo romanzo intitolato “La luna e i falò”. Un lavoro uscito subito dopo la morte di Pavese, è “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” dove lascia la prosa per tornare alla poesia e rappresenta il dolore dell’amore.

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